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Linfodrenaggio Manuale: scopriamo le sue caratteristiche

4 mar
Tempo di lettura: 6 min

Linfodrenaggio Manuale: anatomia, differenze, campi di applicazione e benefici


Il Linfodrenaggio Manuale è una tecnica di drenaggio manuale, che viene esercitata sulla superficie cutanea con l'obiettivo di drenare i liquidi linfatici nelle aree corporee in cui si evidenzia un blocco o un rallentamento del circolo linfatico.

immagine dello scheletro del corpo umano con dei vasi linfatici














Anatomia del Sistema Linfatico:

Il sistema linfatico costituisce un sistema di drenaggio parallelo a quello venoso in cui i vasi linfatici e sanguigni, anche se simili come struttura delle pareti e come decorso anatomico, presentano alcune fondamentali differenze:

  • Il sistema linfatico è un sistema aperto e non chiuso: l’inizio è situato a livello dei vasi linfatici iniziali, i capillari linfatici, e termina riversandosi all’interno dei grandi vasi sanguigni della circolazione venosa, vicino al cuore;

  • Il sistema linfatico non possiede una “pompa centrale”: i vasi linfatici trasportano la linfa attraverso una motricità spontanea delle proprie pareti;

  • Il sistema linfatico presenta delle interruzioni lungo il suo decorso: numerose stazioni linfonodali sono infatti situate lungo i principali vasi linfatici.

I due sistemi invece sono simili nelle seguenti caratteristiche:

  • I vasi linfatici principali possiedono delle strutture valvolari che garantiscono una monodirezionalità del flusso;

  • Il flusso linfatico viene stimolato dagli stessi fattori che costituiscono il ritorno venoso: l’attività respiratoria, la pulsatilità arteriosa, la pompa muscolare e articolare.


Topografia del Sistema Linfatico:

Il sistema linfatico può essere suddiviso in tre parti:

  • Il sistema linfatico superficiale: drena la cute e il sottocute;

  • Il sistema linfatico profondo: drena la linfa proveniente dai muscoli, dalle ossa, dalle articolazioni, ecc. I collettori profondi decorrono lungo il decorso delle arterie e delle vene, all’interno di guaine vascolari; possiedono un calibro maggiore rispetto ai corrispondenti collettori linfatici superficiali;

  • Il sistema linfatico viscerale: i collettori decorrono paralleli ai vasi ematici degli organi interessati e possono essere interrotti da piccoli linfonodi intercalati.

Contrariamente al sistema venoso, i collettori profondi drenano verso quelli superficiali attraverso rami perforanti. Il sistema linfatico superficiale, negli arti, drena infatti il 90% circa della linfa.

Come si è detto, l’area drenata da tutti i collettori afferenti ad uno stesso gruppo di linfonodi viene definita territorio linfatico.

L’area di 3/4 centimetri compresa tra due territori linfatici adiacenti viene definita spartiacque linfatico.

Mentre le connessioni tra collettori linfatici appartenenti allo stesso territorio linfatico sono numerose ed ampie (anastomosi linfo-linfatiche intra-territoriali), le connessioni tra collettori linfatici di territori adiacenti sono invece rare.

I collettori che decorrono al bordo di un territorio linfatico presentano solo poche connessioni con i collettori del territorio linfatico adiacente: la linfa può trasferirsi da un territorio all’altro soltanto attraverso questi vasi di connessione, definiti collettori anastomotici; questi collettori presentano valvole dirette in alcuni casi in direzione di un territorio, in altri casi in direzione del territorio opposto.

Nel tronco sono riconoscibili tre spartiacque:

  • Spartiacque sagittale o mediano: unisce, sia anteriormente che posteriormente, il vertice del capo con il perineo, suddividendo a metà il capo, il collo, il tronco ed i genitali esterni;

  • Spartiacque orizzontale superiore: separa il capo e il collo dal torace e l’arto superiore: dal manubrio sternale corre lateralmente fino all’acromion, poi procede posteriormente fino a raggiungere la colonna vertebrale tra C7 e T2;

  • Spartiacque orizzontale inferiore: dall’ombelico si porta lateralmente lungo il bordo inferiore della gabbia toracica, fino alla colonna vertebrale tra T12 e L1.


Metodi di Massaggio Linfatico: Metodo Vodder e Metodo Leduc a confronto

Fisioterapista che esegue un linfodrenaggio manuale alla schiena ad un Paziente

L’origine e lo sviluppo del Metodo Vodder e del Metodo Leduc rappresentano una tappa fondamentale nella nascita del metodo moderno di linfodrenaggio. Il Metodo Vodder ha le sue radici negli anni ’30, quando il dottor Emil Vodder, sviluppò un approccio innovativo per trattare disturbi linfatici attraverso massaggi delicati e specifiche manovre di drenaggio. La sua scuola si è evoluta nel corso degli anni, accumulando riconoscimenti internazionali e divenendo uno standard nel trattamento dei problemi linfatici e dei disturbi circolatori.

Parallelamente, il Metodo Leduc ha inizio negli anni ’70, quando il dottor Albert Leduc, sviluppò un approccio alternativo al linfodrenaggio, basato sui principi biomeccanica e manipolazioni specifiche. Attraverso la sua ricerca e pratica, Leduc ha elaborato un metodo che si distingue per la sua precisione e la sua efficacia nel favorire il drenaggio linfatico e migliorare la circolazione.

Il Metodo Vodder si basa su principi di delicatezza e precisione nei movimenti, con attenzione rivolta alla stimolazione del sistema linfatico attraverso massaggi leggeri e specifiche manovre di drenaggio. La sua scuola è basata sull’idea che un trattamento delicato possa favorire il drenaggio dei fluidi linfatici, riducendo il gonfiore e migliorando la circolazione. Alternativamente, il Metodo Leduc si concentra su principi biomeccanici e manipolazioni mirate dei tessuti, con l’obiettivo di aumentare il flusso linfatico attraverso precise tecniche. La sua metodologia si basa sull’idea che una corretta manipolazione dei tessuti possa favorire il drenaggio linfatico, contribuendo così al benessere generale del paziente. Pur differenziandosi nei dettagli, entrambi i metodi condividono l’obiettivo comune di migliorare la salute e il benessere attraverso il linfodrenaggio.

Nel Metodo Vodder le tecniche di applicazione sono caratterizzate da movimenti delicati e ritmici, eseguiti con leggere pressioni sulla pelle e sul tessuto sottostante. Le manovre di massaggio sono concentrate sulle principali vie linfatiche del corpo, come le ascelle, l’inguine, il collo e l’addome, con l’obiettivo di favorire il drenaggio linfatico e ridurre il gonfiore.

Nel Metodo Vodder i movimenti coinvolti sono quattro:

  • Tocco a cerchi fermi (o movimenti in cerchio fisso), in cui le dita piatte vengono appoggiate alla cute e si applica un movimento circolare rimanendo però fermi sulla stessa zona.

  • Tocco a pompa (o movimenti di pompaggio), si tratta di movimenti di pompaggio attuati coi palmi delle mani e le dita tese, che si muovono in senso ovale. In questo caso i polpastrelli non vengono utilizzati.

  • Presa che attinge (o movimenti erogatori), vengono attuati movimenti a spirale facendo ruotare il polso.

  • Tocco rotatorio (o movimenti rotatori), l’intera mano si muove a spirale.


Nel Metodo Leduc le tecniche di applicazione si concentrano su manipolazioni più mirate e specifiche dei tessuti, con un’attenzione particolare alla biomeccanica e movimento dei fluidi. Le manovre di massaggio possono coinvolgere pressioni più intense e movimenti più diretti, diretti a stimolare il drenaggio linfatico in specifiche aree del corpo interessate da edemi o congestione linfatica.

La Scuola di Leduc invece si basa su tre principi:

  • Preparazione delle stazioni linfatiche che consiste nello svuotare i linfonodi in direzione centripeta in modo che siano in grado di ricevere la linfa rimossa con le successive manovre manuali; si esegue con i polpastrelli e le prime falangi della mano attraverso dolci pressioni circolari in senso centripeto.

  • La manovra di richiamo, ha lo scopo principale di svuotare i tronchi linfatici principali della regione che si sta trattando e deve essere ripetuta prima e dopo la manovra di recupero; si esegue con il palmo di una o entrambe le mani che oscillano sulla stessa zona più volte in direzione centripeta.

  • La manovra di recupero è la più importante e ha lo scopo di far penetrare i liquidi nei vasi linfatici superficiali per poi essere portati in direzione dei collettori.


Indicazioni, Controindicazioni e Obiettivi del Linfodrenaggio:

Il Linfodrenaggio Manuale è indicato per una varietà di condizioni tra cui: 

  • Linfedema Primario e Secondario

  • Traumi: ematomi, distorsioni, strappi muscolari, lesioni tendinee e legamentose. 

  • Sindrome di Sudek (Complex Regional Pain Syndrome) 

  • Cicatrici chirurgiche 

  • Affezioni reumatologiche (Artrite Reumatoide)

  • Artrosi 

  • Artropatie (Gotta)

  • Patologie sistematiche del Tessuto Connettivo

  • Borsiti 

  • Periartriti 

  • Osteoporosi 

  • Lombalgia / cervicalgia

  • Edemi Venosi 

  • Ulcere Venose, arteriose, diabetiche 

  • Sindrome Post Trombotica 

  • Infiammazioni croniche locali del Tratto Respiratorio (Sinusite Cronica, Rinite Cronica, Tonsillite Cronica, Bronchite Cronica) 

  • Stipsi e Colite Ulcerosa 

  • Affezioni dermatologiche (Acne, Rosacea, Dermatite Periorale, Eczemi allergici cronici) 

  • Stress 

  • Gestazione 

  • Cellulite


Controindicazioni Assolute al Linfodrenaggio:

In alcuni casi il Linfodrenaggio è controindicato perché potrebbe essere dannoso, come nei seguenti casi:

  • Tumori maligni non trattati

  • Infezioni

  • Allergie sistemiche e locali

  • Trombosi venosa profonda

  • Edemi causati da insufficienza del cuore destro non compensata


Controindicazioni Relative al Linfodrenaggio:

Nei casi seguenti il Linfodrenaggio Manuale può essere eseguito adottando alcune misure di sicurezza:

  • Tumori maligni trattati

  • Infiammazioni croniche

  • Asma Bronchiale

  • Ipotiroidismo / ipertiroidismo

  • Ipotensione

  • Mestruazioni

  • Gravidanza


Obiettivi ed Azioni:

  • Azione anti-edemizzante: migliora l’eliminazione del liquido interstiziale e della linfa che per determinate cause patologiche si siano accumulati in alcune regioni del corpo.

  • Azione sedativa e rilassante: il DLM esercita un chiaro effetto sedativo e rilassante (attivazione del sistema nervoso vegetativo parasimpatico).

  • Azione sul sistema muscolare: sulla muscolatura scheletrica il DLM esercita un’azione rilassante ogni qualvolta questi muscoli sono tesi o ipertonici. Le fibre lisce (muscolatura viscerale) invece, quando sono sottoposte a una serie di stimoli leggeri quali sono quelli prodotti dal DLM, reagiscono attivando e migliorando i loro meccanismi automatici. Quest’effetto è particolarmente interessante nella muscolatura liscia intestinale e in quella dei vasi sanguigni.

  • Azione sul sistema difensivo-immunitario: tramite il DLM è possibile migliorare la risposta difensivo-immunitaria delle zone trattate, infatti, svuotiamo e risolviamo le infiltrazioni di liquido, evitando che si accumulino residui nelle zone affette; così facendo agevoliamo il passaggio delle informazioni e della risposta degli elementi protettori immunologici, sia cellulari (linfociti e macrofagi), sia umorali (anticorpi).


Conclusioni:

Per concludere il Linfodrenaggio Manuale è una tecnica di trattamento specialistica che deve essere eseguita da un Professionista; le sedute durano in media tra i 30/60 minuti e vengono eseguite in pacchetti da 10 sedute.

Per avere un riassunto veloce e rimanere aggiornati potete anche visionare il mio post sulla mia Pagina Instagram.



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