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IL DOLORE CRONICO: SEGRETI E CHIARIMENTI

25 mar
Tempo di lettura: 3 min

Dolore muscolo-scheletrico cronico: una problematica invalidante e poco conosciuta


Il Dolore muscolo-scheletrico cronico rappresenta una delle sfide più complesse della medicina riabilitativa, coinvolgendo milioni di persone che convivono quotidianamente con sintomi persistenti che limitano la loro qualità della vita. Questa condizione, caratterizzata da persistenza oltre i 3 mesi, trasforma il dolore da semplice sintomo a vera e propria malattia, richiedendo approcci terapeutici specifici.

Il Dolore muscolo-scheletrico cronico è un po’ come un eco che continua a ripetersi anche quando non vi è più una causa specifica. Immagina di esserti schiacciato il dito in una porta: inizialmente percepisci dolore, ma una volta che la lesione si è rimarginata, il dolore dovrebbe scomparire. Eppure, in molti casi, anche dopo che il corpo è guarito, il dolore continua. Il cervello, infatti, mantiene attivo l’allarme, anche se non c’è più un vero pericolo. È come se il sistema nervoso non fosse capace di spegnere la sirena di un allarme che ha suonato troppo a lungo.

Oggi sappiamo che la mente gioca un ruolo fondamentale nel percepire il dolore: non sempre è il corpo che dà il segnale, ma è il cervello che decide se quel segnale è degno di attenzione.

sinapsi neurali per la trasmissione della sensazione del dolore

La Pain-Science moderna ha rivoluzionato la comprensione dei meccanismi alla base del dolore cronico, superando il modello puramente biologico per abbracciare una visione bio-psicosociale più completa. Le strategie riabilitative innovative integrano tecnologie avanzate, con approcci neuroscientifici e psicologici, creando protocolli personalizzati che affrontano non solo il sintomo, ma l'intera esperienza dolorosa del paziente.

L'evoluzione delle metodiche riabilitative ha portato allo sviluppo di interventi sempre più sofisticati, capaci di modulare la neuroplasticità e riprogrammare i circuiti neurali coinvolti nella percezione del dolore.


P.N.E. : CHE COSA SAREBBE?

L’educazione neurofisiologica del dolore (PNE), conosciuta anche come "Therapeutic Neuroscience Education" (TNE), è un trattamento che consiste in sessioni educative, rivolte a pazienti affetti da disordini muscoloscheletrici (MSK) cronici, durante le quali vengono spiegate nel dettaglio la neurofisiologia del dolore ed i processi di elaborazione del dolore stesso attraverso il sistema nervoso. L’obiettivo principale della PNE è quello di modificare le credenze del paziente attraverso una riprogrammazione del dolore, lavorando sul fatto che la percezione del dolore non necessariamente venga da un danno tissutale o strutturale.

Il dolore è incredibilmente complesso; secondo la Comunità Internazionale il dolore viene definito come “una esperienza emozionale e sensoriale spiacevole associata a un danno tissutale acuto o potenziale, o descritto in tali termini”. Il dolore si distingue in due grandi categorie: acuto e cronico. Il dolore acuto ha un’insorgenza e una remissione in un arco temporale definito di massimo 12 settimane, mentre il dolore cronico è definito come il dolore che dura oltre le 12 settimane, e anche oltre i 6 mesi. Però, la cronicità del dolore non deve essere considerata come un’estensione temporale del dolore acuto, bensì come una risposta da adattamento anomalo nella quale si instaurano delle modificazioni dei meccanismi neurofisiologici della percezione, elaborazione e trasmissione degli stimoli dolorosi alla base di un circolo vizioso che si autoalimenta.


COME VIENE GESTITO IL PERCORSO RIABILITATIVO CON LA P.N.E.?

Prima di intraprendere un percorso riabilitativo con questo metodo, è fondamentale assicurarsi che la PNE sia effettivamente raccomandata per quel determinato Paziente.

In ordine bisogna eseguire questi passaggi fondamentali:

  • Diagnosi medica: Alcune patologie possono essere associate a sensibilizzazione centrale, ma non esserne uniformemente caratterizzate.

  • Raccolta anamnestica: Le richieste poste al paziente in sede anamnestica possono indirizzare il clinico verso il sospetto della presenza di sensibilizzazione centrale e attitudini inadeguate della persona.

  • Esame clinico: Una volta concretizzatosi il sospetto della presenza di sensibilizzazione centrale, in seguito alla positività dei primi due “step”, la progressione con l’esame clinico permette di valutare la funzione sensoriale del paziente attraverso la somministrazione di stimoli vibratori, dolorosi, tattili superficiali e termici.

  • Inoltre è importante tenere costantemente monitorato il Paziente in quanto alucni sintomi potrebbero emergere durante il trattamento.


COME VIENE ESEGUITA UNA SEDUTA?

Secondo le linee guida internazionali la procedura di applicazione comune è la seguente:

  • Una prima sessione educativa di 30 minuti. In cui si tratta la neurofisiologia e la sensibilizzazione del dolore.

  • Compiti a casa (“homework”) tra la prima e la seconda sessione e quelle seguenti, in quanto con la continuazione del percorso ci sarà un'evoluzione nelle capacità del Paziente.

  • Seconda sessione individuale di 30 minuti, con accertamento dell’avvenuta applicazione delle conoscenze nelle attività di vita quotidiana.

  • Prove di efficacia.

È bene che, tuttavia, questa tipologia di intervento non sia considerata come un intervento “hands-off”, escludendo il ricorso alla terapia manuale o all’esercizio terapeutico, bensì come parte integrante del trattamento fisioterapico.


CONCLUSIONI:

Essendo una pratica specialistica è importante affidarsi a Specialisti del settore.

Inoltre potete visionare sulla mia pagina instagram "mophysiomove" un riassunto sul post per il dolore cronico.

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